Cosa guida il mio lavoro
Nella mia vita, e nel lavoro come parte integrante della stessa, cerco di sostenere e seguire una filosofia di vita lenta, in contrapposizione con la frenesia che contraddistingue la nostra società occidentale odierna.
In un contesto di accoglienza e di non performatività, come quello della stanza delle parole, spesso invito i miei pazienti e le mie pazienti a esplorare i propri vissuti emotivi attraverso i mediatori artistici: pittura, poesia, rappresentazioni grafiche di ogni tipo.
Io stessa, attraverso il disegno e la pittura, cerco di raggiungere una dimensione 'altra': quella dell'esserci, dello 'stare con', dello stare senza far niente. Credo fermamente che nella società di iper produttività e consumismo in cui viviamo, tutti noi necessitiamo per il nostro benessere psicofisico di spazi vuoti, di fermarci, di esprimerci attraverso la creatività.
In questo contesto, il percorso psicologico assume le sembianze di una 'sosta programmata' nel quale guardarsi dentro per accorgersi di essere vivi ed esplorare i propri bisogni, sogni e desideri.